VIVERE DI LEVE
Discussione su Linkedin questa mattina, sulle dichiarazioni di un imprenditore, e in particolare su alcune frasi (contesto: i referendum, ma il post non parlava del referendum):
1. ”Le aziende non sono enti di beneficenza”.
2. ”Perché non dovrei poter licenziare qualcuno anche solo perché non riusciamo a comunicare o, semplicemente, mi sta antipatico/a?”
3. ”Questa ossessione tutta italiana per il contratto a tempo indeterminato, secondo me, è solo un freno”.
4. ”Posso chiudere una relazione fondata sull’AMORE (che per sua natura è disinteressata), ma NON POSSO chiudere una relazione nata per INTERESSE professionale quando quell’interesse viene meno?”
Per me la consapevolezza ha un valore inestimabile.
Io sono consapevole di alcuni fatti:
• una persona che ha un’impresa che finanzia coi soldi suoi ha ogni diritto di dirigerla come gli/le pare, e gli unici limiti sono quelli di legge
• la legge NON ti vieta di licenziare le persone, devi solo trovare “il modo giusto”, che c’è SEMPRE (per esempio, pagando per il disturbo)
• appellarsi ai valori è velleitario, perché ciascuno ha i suoi, e pure le proprie classifiche e priorità, quindi dire che siccome IO credo in certi valori allora UN ALTRO non può comportarsi in un certo modo è puro pensiero magico
• esiste il “rischio dipenditoriale”: se accetti di lavorare per Babbo Natale non stupirti se prima o poi hai a che fare coi giocattoli. CONOSCERE I VALORI della persona per cui lavori, esserne consapevole, resta il livello minimo per proteggere il proprio futuro e non fare #peartreefalling quando le conseguenze di questi valori si manifestano
=== nota per gli analfabeti funzionali: non sto dicendo che questa realtà MI PIACCIA, sto dicendo che questa realtà ESISTE ===
E l’unica reazione seria ed efficace e matura a questa realtà, secondo me, è dire “Bene, ho un altro elemento per sapere chi ho di fronte”. Punto.
Ho di fronte una persona che pensa così? Probabilmente gestirà la sua azienda così. Lo so. Una volta che lo so, le scelte sono mie, la responsabilità (brutta parola) è mia.
Ah, le alternative ci sono SEMPRE, se non ci sono, è perché ho fatto scelte, nel passato, che non sono andate nella direzione di crearmi delle alternative oggi. Scelte mie, di cui IO porto la responsabilità.
Se iniziamo a ragionare così la smettiamo di svendere il potere che abbiamo, per piccolo che sia, al mercato degli alibi. Meno ne abbiamo, di potere, più ci conviene tenercelo stretto.
Quando un arriva ad avere la barba bianca come me a volte scatta una reazione che dice, incontrando una provocazione: “Cosa c’è, in questo, PER ME? Che pentola alla fine di questo arcobaleno? E che c’è dentro?”
Il tempo passato a preoccuparsi di cose su cui abbiamo leva NULLA (es. come ragionano o si comportano gli altri) è assolutamente sprecato.
Posso fare qualcosa? Sì. C’è sempre qualcosa che possiamo fare, personalmente, nei nostri 4 metri quadri. Ecco, a me interessa parlare solo di questo, il resto – almeno nelle intenzioni – lo lascio, e attivo modalità di protezione.

Mi è giusto appena capitato un esempio. Avevo preso un cliente per un incarico, sapendo che fosse un’azienda di peracottari.
Non mi hanno pagato il concordato perché non avevo portato in un mese e mezzo i risultati che mi ero impegnato a generare in sei (giustificando l’impegno con un piano approvato nei dettagli, piano peraltro già ambizioso per una serie di motivi di mercato, di prodotto, di rilevanza dell’azienda, di sbilancio domanda/offerta).
E per due mesi si sono tenuti nel cassetto un piano che avevo preparato per la penetrazioni di mercati Nord America, Sud America e Sud Est Asia (dove avevo trovato un ottimo partner commerciale, una grande multinazionale giapponese della distribuzione e trading).
Per cui: rapporto finito a pesci fetenti… e barca vuota.
Ma non mi lamento. Ho scelto io di accettare l’incarico sapendo chi fossero. La scelta è stata fatta per provare a mettere insieme pranzo e cena in un momento complicato e ho accettato il rischio.
Comunque: je ne regrette rien… Ci rialziamo e siccome abbiamo una barca ancora solida e una Community con una bella flotta, ci rimettiamo il berretto da marinaio e salpiamo di nuovo. Dove? Vedremo.
Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.
Dove andiamo?
Non lo so, ma dobbiamo andare.
J. Kerouac – On the road
Ennesima esemplare applicazione del ragionamento: possiamo fare cose pessime, o che ci fanno stare male, o che consideriamo sbagliate, o che sappiamo che non dovremmo fare… l’importante è sapere SEMPRE perché le stiamo facendo, in ogni istante.
Se conosco cause e finalità di quella scelta ci posso convivere.