SONO SERIO
Faccio un mestiere dannatamente serio. È fatto di numeri, di penali, di competizione spinta, di ricerca dell’eccellenza, di difesa della posizione e conquista di nuovi spazi, su un mercato che non dorme mai, non si ferma mai.
Si chiama Manufacturing Globalizzato, bellezza, e non c’è proprio NIENTE che tu ci possa fare.
Leggiamo in continuazione sproloqui sulla bellezza del fallimento. Se hai parlato anche solo UNA volta con una persona che ha visto il fallimento in faccia, lo ha sperimentato, o lo teme come imminente, capisci che il fallimento fa schifo, (non parlo dell’insuccesso, che invece certamente è un ottimo maestro e può fornire motivazioni potenti, parlo proprio del fallimento, quella roba che se ti presenti in banca a chiedere un prestito dieci anni dopo ti ridono in faccia) e che non c’è proprio niente da ridere.
E io mi occupo, spesso, anche di questo: persone e organizzazioni che sentono il terreno scivolare sotto i piedi, che vedono un parco clienti una volta stabile e fiorente farsi sempre più evanescente e precario, che osservano il fatturato contrarsi, e il flusso di cassa singhiozzare, e si pongono in ascolto di chiunque possa indicare una via per cambiare, per migliorare, per evitare il peggio che vedono all’orizzonte.
Provo, in tutto questo, a non perdere la capacità di portare un sorriso, e, se si può – nelle giuste dosi – anche una risata, nelle occasioni di relazione profesisonale, nei meeting, negli eventi. Sono convinto che la leggerezza e la superficialità siano due parole molto diverse tra loro: aborro la seconda, ma cerco di praticare la prima.
Lo faccio perché il lavoro serio, intenso, focalizzato, consuma energia. Lo faccio perché il contesto in cui questo lavoro si svolge, e in particolare il clima tra le persone, spesso fanno la differenza quando si è chiamati a fare uno sforzo in più, mentre la spia del serbatoio lampeggia, rossa: una risata libera riserve di energia che sono sconosciute alle signore Rottermaier del mondo, ed è contagiosa, e può fare la differenza. L’ho visto innumerevoli volte, lo vedo, e sono ragionevolmente certo lo vedrò ancora.
Ecco perché non ho paura di parlare della mia proposta professionale in un posto dove ci sono foto con castori, perché i partecipanti si chiamano tra loro MyBeaVers, e si parlano in una chat di WA che si chiama “Il Laghetto”. Non ho paura perché è un modo molto efficace per selezionare chi mi chiederebbe di portare un contributo al cambiamento facendomi capire fin dal primo momento di considerare inaccettabile anche un soffio di novità. In quei casi consiglio caldamente di rivolgersi a Dolores Umbridge, che ha un cursus honorum impeccabile. Lei sì, che è seria.

Ho assistito diversi imprenditori falliti, sotto concordato e via lungo il fallimento (anche in vicende estorsive) e quando leggo di come sia edificante e istruttivo il fallimento…vorrei che chi ha inventato e diffuso questa frase sapesse cosa vuol dire non avere 2 euro per prendere l’autobus e andare dal proprio avvocato.
Molto edificante.
Quello
Ciò che è molto istruttivo, invece, è vedere una persona fallita ricordarsi di non essere ancora morta e ridere. Magari una risata strappata ed estemporanea, ma ridere.
Per riatterrare col cuore meno gonfio.
Non vedo l’ora di incontrare gli altri Beavers, come me.
Qui la gente legge 10 libri americani tradotti male e insegna ai pesci a nuotare a farfalla.
Sono ingegnere ed essere in una squadra di castori – gli ingegneri edili del momdo dei mammiferi (fra gli insetti ne troviamo altri) – è per me motivo di orgoglio. Per i guru del fallimento bello riservo l’augurio sentito di una visita improvvisa di uno sciame di ingegneri del mondo degl insetti (e, no, non sto pensando alle termiti).
La maledizione della sabbia nelle mutande. Per sempre.
Faccio un mestiere in cui la serietà è spesso confusa con la rigidità e i colori scuri. Dove un atteggiamento più leggero viene scambiato per superficialità. Dove a volte si sta ore accanto a persone senza nemmeno guardarsi davvero. Perciò quando incroci uno sguardo di umanità in un professionista è davvero un raggio di sole nella nebbia. Sarà per questo che i castori del laghetto hanno 🕶️?
Una battuta in apertura spesso aiuta a creare un clima confidenziale che sostiene poi il dialogo sereno.
Senza scomodare complessi studi scientifici sul ruolo degli ormoni del buonumore, sarà capitato a tutti di alleggerire un momento di empasse con una risata. Un modo espressivo spesso lontano anni luce dalla derisione e che a questo, anzi, si oppone.
Fallimento è un termine che crea paura, quella vera, che non può essere superata né da una pacca sulla spalla né da una risata.
Tanti che hanno sperimentato questa situazione si sono rivolti a dei professionisti, sia per gestire l’aspetto economico sia quello esperienziale, sentimentale.
E qualcuno di questi professionisti ha scelto di essere parte di un mondo che ruota attorno ad un laghetto. Dei “castori” con una diga da costruire, un paesaggio da trasformare.
Con grande serietà, indubbiamente, ma con una vena di leggerezza che ci contraddistingue, noi MyBeaVers.
Nei momenti difficili è fondamentale trovare spazio per un attimo di leggerezza: fa riprendere fiato!
Essere sicula, e vivere con una famiglia sicula, spesso mi è stato di aiuto: ironia e battute hanno smorzato dolori e accidenti, perché abbiamo dentro grande malinconia ma anche grande capacità di vedere il lato buffo, di ridere e andare avanti.
Lato serio: se sei una persona perbene, fallire, giuridicamente, è devastante.
Cosa diversa è il fallimento dei mestieranti, che lo pianificano sempre con il piano “B” pronto.
I primi, se sono perbene ma non troppo accorti, meritano considerazione e aiuto, leggerezza compresa, magari prima del “botto” (perché, dopo, si possono solo raccogliere i cocci).