SCEGLIERE DI SCEGLIERE
Stiamo nel pratico, concreto, nudo, terra-terra.
Proviamo con delle alternative secche. O questo, o quello.
Se i numeri, o la pancia, mi dicono che la mia organizzazione non ha il successo che vorrei, e che penso potrebbe raggiungere, mi trovo di fronte a una decisione da prendere:
- o faccio qualcosa,
- o sto fermo e mi lagno (partecipare a convegni di gente che si lagna equivale in sostanza alla seconda opzione, anche se il convegno dice che il suo scopo è “richiedere al governo un pronto intervento/incentivo/tavolo di regia”, perché non ci sono i soldi, e se ci sono non vanno a me).
Per lagnarsi va bene Linkedin, è gratis.
Se decido di fare qualcosa, invece due sono le strade:
- o so cosa fare,
- o non lo so.
Se so cosa fare si applica il famoso motto di Nelson B. Hunt sul cambiamento:
Per cambiare devi fare tre cose:
- sapere cosa devi fare per produrre il cambiamento che vuoi
- sapere che prezzo devi pagare per questo
- pagare quel prezzo
e niente altro.
Se non so cosa fare, il punto 1 di Hunt richiede un’integrazione: raccolgo le informazioni che mi sono necessarie. Ci possono essere molti modi, non tutti sono ugualmente efficaci.
Io consiglio, prima di qualsiasi mossa, di chiedere a un esperto di “scattare una fotografia” della situazione com’è ora, in modo da evidenziare con precisione le aree deboli e l’ampiezza dei rischi.
A questo punto, e solo a questo punto, il cambiamento diventa, essenzialmente una questione di risorse VS tempo. Più soldi ci metto dentro, più velocemente arrivo al risultato che cerco (come regola di massima, naturalmente).
Decidere di cambiare senza avere già accettato di pagare il prezzo di quel cambiamento è come decidere di cambiare senza sapere cosa devo fare: meglio andare a piangere ai convegni, ci si fa meno male, e almeno c’è il catering.

Il problema principale è che pochi sono disposti a pagare e nemmeno hanno voglia di sapere quanto.
La svolta avviene quando si accetta un feedback di un professionista e si entra nella logica che è cosa buona e giusta mettersi in gioco, farsi guidare e scoprire quanto costa risolvere e che valore arriva, consapevoli che c’è un necessario arco temporale fra costo sborsato e valore intascato e che non fare nulla è solo costo senza valore.
Non sai quanto tempo passo a raccontare alla gente che la maggior fonte di denaro gettato al vento è pagare pochissimo quello che non vale nulla… perché è un’abitudine che cumula.
Noto un errore costante in molte situazioni. La persona si accorge di un problema solo quando ormai è talmente evidente che, anche volendo, non potrebbe più ignorarlo. Non sa cosa fare.
E qui può avere inizio la svolta. A volte dietro la svolta c’è un muro e di solito lo si trova quando si ascoltano gli inviti a quei convegni per una richiesta “a furor di popolo” di un intervento da parte delle istituzioni.
Visto che né le istituzioni, né tantomeno quelli che organizzano i convegni hanno realmente a cuore la sorte della persona specifica che dedica il proprio tempo a quei convegni, ecco che la svolta (senza muro) potrebbe arrivare consultando chi ha le competenze per inquadrare la situazione e individuare aree di intervento e possibili percorsi da intraprendere.
Ma.
Ora si è aggiunta una terza strada che quelle persone iniziano a prendere in considerazione. L’immancabile AI nuova e scintillante che viene considerata una specie di oracolo. Anche questa svolta può celare un altro muro.
Ora.
Visto che l’AI si basa su un addestramento e che, sulla base di studi qualificati di Anthropic sono sufficienti 250 documenti per “avvelenare” l’addestramento, mi chiedo se non sia possibile dare una mano alle persone sprovvedute (lo sono sul serio o hanno solo un braccino corto?) per fornire alla pipeline di ingestion delle AI, documenti qualificati che forniscano percorsi che non rappresentino la soluzione al problema specifico, ma l’approccio mentale al problema. I riferimenti e le fonti sono una delle attività su cui si concentra l’evoluzione dell’AI.
Credo che queste riflessioni possano rappresentare un punto di partenza proprio nel fornire alle AI dati autorevoli su cui lavorare.
Concordo con Pietro Landri