NEVER UNDERESTIMATE THE POWER OF ROBAINTORNO
La gente fa piani.
Quando va bene. Quando va male non li fa, e alcuni pensano che sia roba da fighette, che l’università della strada e l’istinto siano più che sufficienti: se siete tra quelli che la pensano così va tutto bene, ma siete nel posto sbagliato e state sprecando il vostro tempo, potete fermarvi qui e proseguire con link
OK, grazie, ora sono rimasti quelli che pianificano le proprie mosse.
Dicevamo: la gente fa piani. Elabora strategie, affina comportamenti, disegna rotte, definisce sequenze precise di cose da fare, un gradino per volta, per raggiungere il proprio obiettivo.
Si forma, prima: legge di tutto, e ascolta migliaia di volte suggerimenti di varia utilità su come si fa, ad avere successo, a rendere il proprio sogno, personale o professionale che sia, una realtà.
I più volonterosi si mettono di buona lena e arrivano a una specie di elenco numerato di passaggi precisi e definiti, per ciascuno dei quali si suppone loro debbano compiere una certa azione, il cui risultato li porterà alla successiva.
Onore a loro, con il sorriso soddisfatto che hanno quando il lavoro preliminare è concluso, e la lista è pronta, con l’entusiasmo di chi sa di avere in mano tutto quello che serve.
Vogliamo ricordarli così.
Nel frattempo, tra le mille voci di guru che vi insegnano come arrivare dove volete, metteteci anche Furio: “Pronto, parlo col servizio percorribilità strade? Senta, ho sentito dal bollettino dei naviganti che è in arrivo un’aria depressionaria di 982 millibar – e questo, purtroppo, mi è anche confermato da un fastidiosissimo mal di testa che sopraggiunge ogni qualvolta c’è un brusco calo di pressione – d’altro canto, caro amico, questo è il prezzo che dobbiamo pagare noi meteoropatici. Senta, io le domandavo questo, secondo lei, partendo fra circa… 3 minuti e mantenendo una velocità di crociera di circa ottanta/ottantacinque chilometri orari… secondo lei faccio in tempo a lasciarmi la perturbazione alle spalle, diciamo nei pressi di Parma?”
Furio conosce una verità poco raccontata: il contesto fa il successo.
La costruzione di un percorso di realizzazione personale o professionale passa sì da una riflessione sulle proprie capacità, sui bisogni esistenti, sulle alternative di proposta… ma necessita di una feroce opera di adattamento al contesto. Ogni processo avviene in un ambiente, e l’ambiente pone delle sfide e offre opportunità. L’abilità di leggere il contesto in modo efficace, e di adattare le proprie mosse in modo da sfruttarne le correnti ascendenti, evitando le depressioni, fa la differenza tra arrivare a destinazione o no.
E leggere il contesto non è facile.
Brutalmente, però: in qualsiasi fase “strategica” o preliminare, più l’esito è importante più diventa essenziale aver compreso e tenere in considerazione le limitazioni e le possibilità presentate dal contesto.
Posso essere naturalmente portato a leggerlo, o aver capito quanto fondamentale sia per me acquisire elementi da chi li ha (come Furio), pagare qualcuno che faccia un’analisi al posto mio (facendo attenzione a scegliere bene, il contesto è anche il sovraffollamento di proposte da parte di sedicenti esperti), formarmi per diventare capace di fare da me, o – più spesso – una combinazione di tutto questo.
Il punto costante, però, è la consapevolezza che quello che succede INTORNO al piano di battaglia plasma, e spesso crea o distrugge, le possibilità di successo di quel piano: probabilmente se a Waterloo non avesse piovuto, la vigilia della battaglia, Napoleone avrebbe vinto, e oggi a Londra si parlerebbe francese.

E ora che ne sarà del mio viaggio? Troppo accuratamente l’ho studiato senza saperne nulla. Un imprevisto è la sola speranza. Ma mi dicono che è una stoltezza dirtelo.
Eugenio Montale
Prima del viaggio
Adattamento e, (come dicono a Roma) “a una certa”, saltare il fosso (ovvero: smetterla con la teoria e le ansie, e agire).
Poi… “comu va, si cunta” (siculo), perché a restare fermi si diventa aggancio per le ragnatele.
I miei due soldi ☺️
@Gabriella: e se l’azione fosse, dopo averci pensato… stare fermi, e non fare nulla?
Se fosse QUELLO, il movimento in armonia con tutto ciò che esiste, lo swing di Bagger Vance?
Caro Massimo, leggo e mi viene da dire: altro che “pianificare”, qui si continua a confondere la mappa con il territorio.
Possiamo anche riempirci di corsi, checklist e piani a punti, ma se non sappiamo dove ci troviamo – e cosa ci gira intorno – è solo teatro.
Il tuo riferimento a Furio è geniale: ci prende in giro, certo, ma ci mette anche davanti allo specchio. Perché non serve essere maniaci del controllo per capire che il contesto è il vero padrone del gioco. E chi lo ignora, per superbia o per pigrizia, sta costruendo castelli di sabbia durante l’alta marea.
A forza di inseguire modelli ideali, dimentichiamo che il successo è roba sporca, situazionale, fatta di adattamenti e ripensamenti continui. Altro che strategie granitiche: se Napoleone avesse portato un paio di stivali di gomma, magari Waterloo finiva diversamente.
Morale?
Chi non legge il contesto, non ha sbagliato il piano: ha sbagliato mestiere.
“Il contesto è il vero padrone del gioco”
Perlomeno, tiene il banco. Sta dalla parte vantaggiosa delle regole, by design.
Se lotti contro il contesto, attivi dei moltiplicatori: o va straordinariamente bene, o va molto male, un un numero straordinariamente limitato di casi.